👉 Questo argomento è di primaria importanza per l’allevamento del cane di razza e della sua sostenibilità, per questo non può essere oggetto di proclami demagogici senza la strutturazione di un progetto applicativo e della sua corretta divulgazione agli allevatori.
🖲 La variabilità genetica, ovvero la diversità biologica tra gli individui di una specie è determinata dalla diversità dei geni che compongono e costituiscono il “pool genetico”, espressione delle loro peculiarità. Tale caratteristica è comunemente ritenuta vantaggiosa per la sopravvivenza; essa descrive l’esistenza di molte versioni diverse di uno stesso organismo, ed è dovuta principalmente alle mutazioni e ai processi di ricombinazione genetica. Le mutazioni in particolare portano alla formazione di nuovi alleli; la ricombinazione li rimescola creando nuove combinazioni alleliche nelle generazioni successive, esercitando un effetto positivo sulla sopravvivenza della specie, in relazione alla sua adattabilità all’ambiente, alla resistenza alle malattie e alla sua efficienza riproduttiva.

✔️ Come in tutte le specie allevate anche nell’allevamento canino tali effetti possono essere sfruttati per ottenere migliori perfomance in allevamento.

🖲 Allora quali possono essere le strategie da adottare per monitorare e controllare la variabilità genetica della nostra razza e/o dei risultati prodotti nel nostro allevamento come effetto positivo prodotto dalla variabilità genetica nel miglioramento della prole proveniente dai nostri riproduttori ?
➡️ Sono possibili diversi sistemi scientifici applicativi ed utilizzabili in zootecnia:
L’utilizzo del coefficiente AVK o ancestor loss coefficent, può essere di fondamentale utilità; indica quanto un “ancestor” è presente in un pedigree e si esprime in termini percentuali. Ovvero se gli “ancestors”, sono presenti una sola volta nel pedigree l’AVK sarà del 100% con una dispersione genica minima.
✔️ È quindi importante, perché ci dice quanto questo antenato è presente nei pedigree e sopratutto quanto i caratteri recessivi vengono persi. In questo caso il calcolo su almeno 5 generazione e possibilmente oltre ed in sovrapposizione al DNA profilo SNP 225 (disponibile con Laboklin) consente un calcolo più accurato in relazione anche alla percentuale di eterozigosi.
📌 Il valore dell’AVK è importante nella selezione perché riflette la ricchezza del patrimonio genetico di un individuo.

🖲 Più alta è la percentuale di AVK, tanto più prezioso sarà il “pool” genetico, in termini di variabilità (più geni diversi presenti).
Tanto minore sarà la percentuale di AVK e maggiormente ci sarà impoverimento genetico.

  • Deve essere rigoroso il significato che deve avere per tutti i cinofili la valutazione ed il calcolo corretto (15 generazioni/DNA profile) del COI e di AVK e del loro rapporto infatti un COI alto e una bassa AVK, determinano un eccessiva riduzione della variabilità genetica, responsabile dell’emergenza di diversi problemi genetici nei programmi di selezione, in tutti i cani allevati e/o riprodotti.
    L’alta percentuale di COI contestualmente ad una basso valore percentuale di AVK è una “lampadina d’allarme”, rappresentando il rischio di essere portatore, in F1 e/o nelle generazioni successive di caratteristiche morfologiche positive, ma anche l’espressione di malattie ereditarie non sempre evidenti alla nascita, configurabili nella forma di vizi occulti.

✔️ Questo approccio alla selezione, “breeding for Health” non solo ha un riflesso positivo sui principi etici e deontologici che ogni allevatore dovrebbe o intenderebbe rispettare in questa direzione, ma risponde anche ai principi contenuti nella disciplina medico legale, rappresentando il prodotto dell’allevamento oggetto di compravendita nel rispetto dei contenuti delle norme che regolano il benessere animale, con i risvolti etico/giuridico sempre più attuali.

➡️ Così come è stato descritto, per i cani da lavoro, dove bravo x bravo non fa bravissimo, anche sano x sano non fa sanissimo, o meglio il controllo delle patologie ereditarie non solo deve passare attraverso la valutazione dei COI utilizzati negli accoppiamenti e la sua espressione nella prole attraverso il ricalcolo nei test mating preventivi a fronte degli accoppiamenti scelti, ma deve tenere conto dei numerosi geni a carattere autosomico recessivo, di quelli a carattere poligenico, degli screening delle patologie osteoarticolari rivalutati sotto il profilo genetipico, in applicazione ai coefficenti AVK.